La vita, un fiume alla volta
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Martedì, 25 febbraio 2025
La mia esistenza scorre al ritmo dei fiumi, vene d'acqua che attraversano luoghi ed eventi cruciali, plasmando profondamente il mio percorso personale.
Sono nato a Milano, affacciato sul Naviglio Grande, arteria liquida e silenziosa che dolcemente ha segnato il mio ingresso nel mondo. Quel naviglio, con il suo lento fluire e la ciclicità con cui si svuotava per irrigare le fertili terre tra Milano e Pavia, ha nutrito sin da subito i miei sogni di avventure lontane.
Ho vissuto il servizio militare a San Donà di Piave, come intervallo obbligato durante i miei studi di Fisica, presso il comando del 1° gruppo NATO, lungo il Piave, fiume che ha inciso profondamente nella storia nazionale. La "naja" era allora un passaggio quasi rituale verso l’età adulta; la mia esperienza coincise con la prima Guerra del Golfo quando, appartenendo alla squadra che gestiva il sistema missilistico HAWK, fui tra i pochi preparati per un'eventuale missione in Kuwait come unità di supporto e calcolo balistico.
Chiusa la parentesi militare, mi spostai a Garlasco, immerso nel Parco del Ticino, ho sperimentato il legame profondo con un fiume venerato dai Celti come sacro padre, scoprendo la quiete e la riflessione offerte da una natura ancestrale. Il Ticino divenne compagno silenzioso di pensieri profondi, contemplazioni solitarie e delle mie energiche scorribande in mountain bike.
A Bordeaux, sulle rive della Garonna, ho assimilato l'arte sottile del dialogo interculturale. Studiando antropologia in quella città francese, il grande fiume mi ha rivelato il significato simbolico dell'acqua come ponte invisibile fra persone e culture differenti. Ricordo con nostalgia i "quais", allora abbandonati e oggi trasformati in locali alla moda, e la presenza familiare della corazzata "Jean Bart", un tempo ancorata e visitabile, poi smantellata e scomparsa da un panorama che avevo imparato ad amare.
Successivamente fu la volta del Morvan, nel piccolo villaggio di Chiddes. Qui non dominava un unico fiume, ma una miriade di torrenti e laghetti nascosti, fra cui spiccava la Dragne, pescosa e selvaggia. Dalla cima del Mont Beuvrais, che ospitò l'antico oppidum di Bibracte e assistette alla tragica impresa di Vercingetorige contro Giulio Cesare, ammiravo l'intricata rete di specchi d'acqua e corsi sinuosi. Era un luogo di silenzi profondi, memorie ancestrali e meditazioni sospese nel tempo.
In Colombia, lungo il Putumayo, ho vissuto una delle esperienze più intense e autentiche della mia vita: navigando in piroga da Mocoa verso villaggi remoti della giungla amazzonica, insieme a medici in missione umanitaria, ho percepito il fiume come veicolo di solidarietà, guarigione e incontro con realtà umane straordinarie.
A Dnipropetrovsk, oggi Dnipro, sulle rive del grande fiume Dnepr, ho incontrato colei che sarebbe diventata mia moglie. Quel corso d'acqua dell'Europa orientale è stato discreto testimone del nostro amore nascente, custode silenzioso di promesse, sussurri e sogni condivisi.
Oggi sono tornato a vivere nei pressi del Ticino, antico compagno che ritorna a fluire nella mia quotidianità, chiudendo idealmente un cerchio. Questo ritorno non è una conclusione, ma piuttosto un rinnovato inizio, ricordandomi che la mia storia continua a essere scritta dall'acqua, narrata dai fiumi che scorrono, imperturbabili, una esistenza alla volta.
https://www.carlorecalcati.it/blog/40339/la-vita-un-fiume-alla-volta/
Classe 1968, studia Fisica a Milano e Antropologia culturale a Bordeaux (Francia).