Spazio mentale I social ci hanno reso più violenti?
- Contenuto della sezione
- Settembre 2026
- Presente e futuro digitale
La geolocalizzazione degli IP come primo livello di difesa (il mio caso)
Venerdì, 4 settembre 2026 - Agosto 2026
- Spazio mentale
I social ci hanno reso più violenti?
Martedì, 4 agosto 2026 - Maggio 2026
- Piccole e medie imprese
Il factoring (non) è un gioco da ragazzi
Venerdì, 8 maggio 2026 - Agosto 2025
- Presente e futuro digitale
GPT-5: il fallimento dell’efficenza e l'inevitabilità della AI empatica
Martedì, 26 agosto 2025 - Luglio 2025
- Scienza & Tecnica
Radiazione di Hawking: interazione con materia ed energia oscura
Mercoledì, 30 luglio 2025 - Piccole e medie imprese
AI, dati e modelli predittivi: la rivoluzione delle PMI
Giovedì, 17 luglio 2025 - Giugno 2025
- Piccole e medie imprese
Minibond e PMI italiane: opportunità mancata?
Domenica, 22 giugno 2025 - Geopolitica
Da Pearl Harbor al rischio di una guerra con la Russia: ipotesi di reazione
Martedì, 3 giugno 2025 - Maggio 2025
- Piccole e medie imprese
Quando il marketing parla klingon
Giovedì, 29 maggio 2025 - Presente e futuro digitale
Neuroni elettrici: coscienza umana e intelligenza artificiale
Mercoledì, 7 maggio 2025 - Spazio mentale
Clipper, missili e calcolo balistico: diario di leva del 1990
Mercoledì, 7 maggio 2025 - Spazio mentale
Lui ha una idea, tu ci metti il lavoro, e poi si fa a metà...
Martedì, 6 maggio 2025 - Luglio 2026
- Spazio mentale
Non è il burnout. È l’era della distrazione permanente
Venerdì, 17 luglio 2026 - Aprile 2025
- Geopolitica
Vertice Meloni-Erdogan: un rapporto asimmetrico ma mutuamente vantaggioso
Mercoledì, 30 aprile 2025 - Liberazione? Allora liberiamoci.
Venerdì, 25 aprile 2025 - PMI: Navigare a vista nell’incertezza globale. È il momento di cambiare rotta?
Venerdì, 25 aprile 2025 - Analisi di bilancio che funzionano
Martedì, 22 aprile 2025 - Piccole e medie imprese
Industry 5.0: verso un’industria sostenibile, umana e resiliente
Mercoledì, 30 aprile 2025 - Marzo 2025
- GPT personalizzati: risorse, consumi e come usarli al meglio
Martedì, 25 marzo 2025 - La vita, un fiume alla volta
Martedì, 18 marzo 2025 - Batterie elettriche per autotrazione: una analisi ecologica
Lunedì, 10 marzo 2025 - Social media: pensiero binario e bolle informative
Mercoledì, 5 marzo 2025 - Maggio 2025
- Piccole e medie imprese
2025, la soluzione italiana: PMI e mercato interno.
Giovedì, 15 maggio 2025 - Aprile 2025
- Presente e futuro digitale
Informatica e Intelligenza Artificiale: il futuro del management sostenibile
Mercoledì, 30 aprile 2025 - Maggio 2025
- Piccole e medie imprese
PMI e il valore di un software gestionale su misura
Giovedì, 15 maggio 2025 - Febbraio 2025
- Strategia vs. Tecnologia: il divario che rallenta le aziende
Martedì, 25 febbraio 2025 - Aprile 2025
- Presente e futuro digitale
AI, PMI e Management in Italia
Mercoledì, 30 aprile 2025 - Maggio 2025
- Spazio mentale
Le sfide del reinserimento lavorativo per gli over 50: analisi e soluzioni
Giovedì, 15 maggio 2025 - Febbraio 2025
- La crisi occupazionale giovanile in Italia: analisi e prospettive
Martedì, 25 febbraio 2025
I social ci hanno reso più violenti? Credo che il problema sia un altro.
Nonostante abbia buone conoscenze di web marketing e mi sia capitato in passato di lanciare alcune realtà con ottimi risultati, non sono un tipo da social.
Non ho mai capito perché dovrei fotografare quello che mangio o appassionarmi a ciò che altri decidono di mostrare della propria esistenza.
Recentemente, però, ho deciso di fare un po' di personal branding. Ho sempre lavorato grazie al passaparola, perché un cliente soddisfatto è il miglior investimento pubblicitario possibile. Oggi, anche per curiosità personale, ho scelto di ampliare il raggio delle mie opportunità e mi sono immerso nello studio della fauna dei social network.
Apriti cielo.
Basta una discussione sul calcio, sull'immigrazione, sulla politica o sulla più inconsistente delle questioni perché il confronto degeneri. Piattaforme nate per condividere conoscenza, come LinkedIn o Quora, ospitano quotidianamente discussioni che ricordano più una curva da stadio che un luogo di confronto.
La spiegazione banale è che siamo un po’ tutti leoni da tastiera.
Ma ci deve essere anche altro.
Pensiamoci: viviamo nella società più istruita della storia: mai così tante persone hanno frequentato scuole e università; mai abbiamo avuto tanto benessere, così tanta informazione e una libertà di espressione tanto estesa.
Allora perché sembriamo sempre meno capaci di convivere con il dissenso?
Questa domanda mi ha portato a leggere uno studio pubblicato nel 2026 su Nature Human Behaviour, "Social media users experience more political hostility in less economically equal and less democratic societies".
Gli autori hanno analizzato oltre 15.000 persone in trenta Paesi, osservando che l'ostilità manifestata sui social riflette quella presente nella società reale e cresce dove aumentano disuguaglianze e fragilità delle istituzioni democratiche.
Fin qui, ancora banalità, ma banalità importanti perché spostano completamente il problema.
Internet, probabilmente, non sta creando una società aggressiva, la sta rivelando.
Questa interpretazione mi convince molto più della teoria dei "leoni da tastiera".
Le tecnologie raramente cambiano la natura dell'uomo; in genere rendono visibili aspetti che prima osservavamo con difficoltà. Per esempio, la scrittura ha conservato il pensiero e la fotografia ha fermato il tempo. Ecco, i social stanno archiviando il comportamento umano.
E quello che vedo non è rassicurante.
La mia impressione è che il vero cambiamento sia avvenuto altrove. Negli ultimi decenni abbiamo costruito una società straordinariamente efficiente nel soddisfare i desideri, ma sempre meno capace di educare alla frustrazione, alla noia, alla sconfitta intesa come momento di apprendimento.
Abbiamo imparato ad aspettare sempre meno, ad avere tutto subito, a considerare ogni ostacolo come un'anomalia. Il dissenso, però, è l'ostacolo per eccellenza perché ci ricorda che il mondo non ruota attorno alle nostre convinzioni, e tanto meno a noi stessi.
Per questo oggi ci confrontiamo sempre meno con mente aperta e invece tifiamo bestialmente sempre di più.
La politica è diventata identità.
La scienza è diventata identità.
Perfino una partita di calcio o un'automobile possono diventare identità.
Quando perdi te stesso e ti identifichi in una opinione comune, ogni critica viene percepita come un'aggressione personale. A quel punto il dialogo, se era mai iniziato, finisce e inizia lo scontro.
D’altra parte, gli algoritmi alimentano questo meccanismo perché la rabbia produce attenzione e l'attenzione produce ricavi.
Sarebbe però un errore attribuire loro l'intera responsabilità. Sarebbe come accusare un termometro di provocare la febbre.
Però un termometro non ci guadagna nulla se hai la febbre, i social sì.
Sono giunto alla conclusione che il grado di avanzamento di una civiltà si misura dalla quantità di dissenso che riesce a gestire, metabolizzare, senza trasformarlo in odio, e non dalla quantità di conoscenze che produce, né dalla ricchezza che accumula.
https://www.carlorecalcati.it/blog/41023/i-social-ci-hanno-reso-piu-violenti/
Classe 1968, studia Fisica a Milano e Antropologia culturale a Bordeaux (Francia).