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Presente e futuro digitale La geolocalizzazione degli IP come primo livello di difesa (il mio caso)

Nella mia professione la sicurezza è un requisito imprescindibile. Ogni scelta progettuale inizia da questo assunto.

Ci sono molti aspetti della sicurezza anche di una semplice web application che meritano attenzione. Firewall, autenticazione, crittografia, gestione delle password, protezione dalle vulnerabilità più note. Sono tutti elementi indispensabili.

Esiste però un livello di analisi che viene considerato molto meno di quanto dovrebbe, cioè comprendere chi c'è dall'altra parte della connessione.

Ogni richiesta HTTP contiene una quantità sorprendente di informazioni. L'indirizzo IP rappresenta senza dubbio il punto di partenza. Da solo dice poco ma collegato al servizio corretto diventa un indicatore prezioso.

Non a tutti è noto che attraverso un servizio di geolocalizzazione affidabile è possibile determinare il Paese di provenienza, l'area geografica, il provider di rete, la tipologia della connessione e molte altre caratteristiche dell'utente, sempre nel rispetto della normativa vigente e senza trasformare questi dati in uno strumento di profilazione personale. L'obiettivo è un altro, individuare possibile minacce e ottenere statistiche geografiche, ma anche identificare il traffico che raggiunge l'applicazione web.

Nel corso dello sviluppo di ClockOut ho deciso di integrare IP2Location.io proprio con questa filosofia.
Ho provato diversi servizi prima di arrivare a IP2Location. Cercavo API semplici, tempi di risposta contenuti e una documentazione che permettesse di integrare tutto rapidamente. Alla fine la scelta è ricaduta su questo servizio.

Oggi, ogni accesso è arricchito con informazioni geografiche che vengono utilizzate da diversi moduli del sistema ClockOut, come la scelta della lingua in cui visualizzare i contenuti del sito o dell'applicazione.

Il beneficio fondamentale, però, riguarda la sicurezza.

Un tentativo di autenticazione proveniente dall'Italia seguito, pochi secondi dopo, da un altro originato dall'altra parte del mondo merita certamente un approfondimento. Lo stesso vale per accessi provenienti da aree geografiche nelle quali il servizio non opera, da provider notoriamente utilizzati per attività automatizzate oppure da infrastrutture che, statisticamente, presentano un'incidenza anomala di traffico ostile.

Nessuno di questi elementi costituisce una prova. Insieme, però, diventano sospetti e iniziano a mostrare un protocollo aggressivo.

Ed è proprio questo il punto che, come Business Analyst, considero più interessante. La sicurezza raramente dipende da una singola informazione ma più spesso nasce dalla correlazione di decine di indicatori, ciascuno dei quali possiede un valore limitato se osservato isolatamente. Quando vengono messi in relazione tra loro iniziano a produrre informazioni critiche; in questo caso la AI consente di interpretare una massa di informazioni spesso importante, in tempi ridottissimi e con riscontri praticamente immediati.

Lo stesso principio trova applicazione anche in ambiti completamente diversi dalla sicurezza. Le statistiche di utilizzo acquistano spessore e i report geografici diventano più significativi, alcune campagne di marketing possono essere valutate con maggiore precisione e determinate funzionalità possono essere abilitate o limitate in funzione dell'area geografica di provenienza della richiesta. Per un eCommerce, un portale di assistenza o un'applicazione SaaS queste informazioni incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla capacità di prevenire comportamenti potenzialmente pericolosi.

Per queste ragioni considero IP2Location, con cui mi trovo bene, uno di quei componenti infrastrutturali fondamentali. Lavora in secondo piano, alimenta il patrimonio informativo della piattaforma e permette al software di prendere decisioni più consapevoli.

Personalmente, gradirei che fornissero anche un piano basato su un wallet a consumo. Molti progetti presentano carichi estremamente variabili e una formula di questo tipo offrirebbe una flessibilità ancora maggiore.

Per il resto, è uno di quei servizi che integrerò ancora nei miei progetti perché è una tecnologia che svolge il proprio compito con discrezione e affidabilità, il che significa che è stata progettata bene.

Proprio come piace a me.

Carlo RECALCATI

Foto di Carlo RecalcatiClasse 1968, studia Fisica a Milano e Antropologia culturale a Bordeaux (Francia).
Oltre alla sua attività professionale, ha instaurato collaborazioni con associazioni, case editrici e riviste, contribuendo con la sua esperienza e il suo know-how in diversi ambiti.
Da sempre appassionato di viaggi, tecnologia, storia e filosofia ha fondato e diretto diverse associazioni di settore e scritto numerosi articoli spaziando dalla ricerca archeologica all'intelligenza artificiale.
Nel 1985 è stato il più giovane membro del Mensa Italia con un QI di 154 sulla Scala di Cattel, pari a 134 Wechsler (WAIS-IV).

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